Maddalena è una signora di 52 anni , dimessa nel vestire con uno sguardo triste . Sposata da 30 anni, un figlio di 28. Abita in un paesino di campagna dove fa la casalinga da quando si è trasferita dopo il matrimonio . Soffre di attacchi di panico che non le permettono di uscire dal paese se non accompagnata . Non va al supermercato , non guida l’auto e non prende mezzi per raggiungere i paesi vicini . La madre e la sorella abitano a 10 Km da lei , ma le vede solo una volta al mese, la domenica pomeriggio quando il marito non va a caccia e la può accompagnare . Lui la aspetta in auto e dopo un’ora la chiama al cellulare per farla scendere e riportarla a casa . Lei non si lamenta di questa vita anzi dice : “ meno male che c’è mio marito che mi porta dove devo andare, sento di essere un peso per lui…”. Si descrive come una bambina ubbidiente , allevata dalla zia e da una nonna, insieme alla sorella minore più simpatica e giocosa di lei . “Io non ero brava a scuola , mi piaceva solo la geografia , però aiutavo sempre la nonna in casa “. A nulla valgono i miei tentativi di passarle un messaggio di fiducia e di stimolo per le sue potenzialità inespresse . Racconta tutto con tono monocorde, senza emozioni e senza speranza . Sembra un guscio vuoto ma io resto colpita dal suo sguardo che si accende, anche se per poco, quando mi dice che era brava in geografia . Le chiedo se ha viaggiato molto e lei con un sorriso mesto risponde “ si sì molto, col pensiero . Mi faccio portare dalla mia vicina i dépliant di viaggi della sua agenzia e immagino di essere al mare , in montagna …ovunque e sto bene , però divento un po’ triste quando “mi risveglio” e mi accorgo che sono al tavolo della mia cucina” .
Penso con sgomento alla vita di Maddalena, mi sembra di non poterla raggiungere nella sua rassegnazione poi….decido di viaggiare con lei e con le sue paure. La paura di disturbare, di essere un peso per la zia e per la nonna in passato e ora per il marito. “Vorrei andare ma non posso, mi sentirò male, avrò la tachicardia, da sola non riesco a far nulla”. Anch’io mi sento inutile con lei e per lei, ma la luce che passa nei suoi occhi quando parla dei “ viaggi sognati” risvegliano anche me .
Da allora, seduta dopo seduta sogniamo insieme e viaggiamo nella sua infanzia: il mare delle Maldive dove nuota con la sua mamma ( che le ha abbandonate quando avevano 4 e 8 anni). La mamma è una sirena che nuota nel mare e “ di notte veniva a cantare per farmi dormire “. Viaggiamo nella sua adolescenza : Il Danubio, il walzer di Capodanno ma non col fidanzato bensì col papà che, dopo la partenza della madre, si era chiuso in se stesso fino a non potersi più occupare delle bambine. Sogniamo Maddalena adulta: una chef stellata nelle Dolomiti, una grande cucina con tanto calore . Al momento di scegliere la meta per il suo prossimo futuro Maddalena dice: “ vorrei prendere l’autobus che passa sotto casa mia alle 9.30 e va ad XXXX (un paese a 7 chilometri dal suo) per andare al supermercato da sola e poi tornare e preparare una torta per il mio compleanno”. Piange di un pianto che sembra inconsolabile : quello di una bambina che non vuole più essere buona per paura di disturbare, che non chiede agli altri una carezza che non arriverà mai perché ognuno è preso dai propri dolori.
“ Voglio poter dire che esisto, voglio soffiare sulle mie 53 candeline. IO POSSO andare al supermercato da sola, POSSO battermi le mani e cantare tanti auguri: io non sono scappata come la mia mamma, non ho lasciato il mio bambino da solo, merito che qualcuno mi applauda e se non lo fa nessuno posso farlo da sola “.
Maddalena esce con gli occhi gonfi di pianto ma con un incedere sicuro . Mi saluta e dice “ dottoressa la settima prossima è il 23 aprile , posso venire alle 16.00 anziché al mattino ( come di solito facevamo ). Accetto e non chiedo spiegazioni, vedo una donna che cammina da sola.
Il mercoledì seguente alle 16.00, quando mi affaccio in sala d’aspetto, Maddalena indossa un bel vestito colorato, ha in mano un contenitore rosa, entra nella stanza e apre la scatola : una torta al cioccolato con tante candeline : “ 53 non ci stavano ma la torta l’ho fatta io e gli ingredienti li ho comprati al supermercato di XXXX. L’autobus che ho preso è comodo, pulito e pure divertente e poi… è una sicurezza, passa sempre ogni mattina alle 9.30.
Di torte al cioccolato e viaggi in bus ne seguiti altri, ogni volta che Maddalena vidimava un biglietto sorrideva e si dava il permesso di occupare il posto che le spettava.
Quando ho letto con la paziente questo scritto chiedendole il permesso di inserirlo nei miei lavori, Maddalena si è commossa : “ nel corso della mia vita , la paura dell’attacco di panico mi ha “ aiutata” a tollerare le mie frustrazioni “ VORREI, FAREI, MA NON POSSO….”, a sopportare la mia vita povera, Poi ho sentito che la rinuncia non era più un aiuto ma un impedimento, una prigione che faceva comodo a molti ma non a me.”
Nella vita non esiste un momento in cui non si possa fare qualcosa: non c’è mai un momento in cui dire: non c’è più speranza . [ La scala che scende nell’acqua. A. Carotenuto]
Questo caso è stato redatto con il permesso della paziente e scritto in modo tale da rendere impossibile l’identificazione della stessa.







