La depressione e il male di vivere

EMOZIONARSI: parole nuove per antiche storie

La depressione e il male di vivere: dare parole al proprio dolore significa evitare che il cuore si spezzi.

La depressione è un disturbo del tono dell’umore che tende sempre al basso anche in concomitanza con eventi non necessariamente spiacevoli.

Vi sono vari tipi di depressione e nessuna va presa con leggerezza ma io, in questo scritto, mi soffermerò sulle due manifestazioni depressive più frequenti e dolorose per chi ne è colpito.

LA DEPRESSIONE MAGGIORE, una patologia psichiatrica molto invalidante, con ricadute negative anche sui familiari del paziente.

Di solito inizia con un disturbo del sonno, nervosismo, stanchezza, fino ad arrivare ad un disinteresse totale verso ogni persona e attività . Alcuni pazienti dichiarano anche di non riuscire neppure a farsi una doccia e si trascinano dal letto al divano senza vedere un

futuro possibile .

Una situazione così dolorosa può durare da alcune settimane a svariati mesi e necessita di un intervento multidisciplinare: farmacologico e psicoterapeutico .

LA DEPRESSIONE BIPOLARE, caratterizzata da periodi cupi e apatici ma intervallati da rapidi cambiamenti del tono dell’umore, agitazione, iperattività, irritabilità. In genere la fase depressiva è più lunga di quella maniacale che può insorgere all’improvviso oppure essere più subdola. In questo quadro critico, il sonno e l’appetito possono essere alterati così come la capacità di attenzione e di concentrazione. Nella fase maniacale esiste il

rischio di non saper controllare gli impulsi perché manca una corretta valutazione delle conseguenze dei propri comportamenti .

Qualunque sia il modo di manifestarsi di questo disturbo, va tenuto presente che dalla depressione si può guarire se non è trascurata o sottovalutata.

Per trattarla in maniera corretta, quando ha caratteristiche severe e invalidanti, si rende necessario unire un intervento farmacologico con uno psicoterapeutico.

I fattori psichici, spesso profondi e dimenticati, giocano un ruolo importante nell’evolversi e nel risolversi della malattia .

Il percorso psicoterapeutico inizia con l’ascolto dei sintomi presentati dal paziente: sconforto, apatia, scarsa autostima, senso di colpa, perdita della speranza, per inoltrarsi poi nella comprensione del vissuto personale presente e passato del paziente, senza dimenticare che esiste anche un futuro, seppur al momento poco pensabile per lui.

Nella mia esperienza, in qualità di psicoterapeuta, ho notato come spesso siano le persone più sensibili, con un sé maggiormente vulnerabile a restare ferite da frustrazioni ed esperienze lesive che, rimanendo nascoste per paura di non essere capiti, portano poi

a dolorose cadute prima nel silenzio, nell’isolamento, e poi nella depressione vera e propria.

Chi cade in depressione, infatti, tende a isolarsi dal mondo circostante, evita il confronto, perde il senso del tempo. Nel depresso c’è solo un passato doloroso e un presente

desertificato senza sogni, senza speranze . È il senso di vuoto a fare da padrone, è il  disinteresse verso cose e persone prima importanti per noi, è il senso di colpa per non riuscire più ad esserci e tutto ciò aumenta la depressione in un circolo vizioso senza fine.

Lavorare con un paziente malato del mal di vivere ( o meglio del vivere male), è per me, ogni volta una sfida che affronto con il paziente stesso in un reciproco ascolto gentile.

Sempre mi scopro ad avere un’attenzione che non mi annoia mai perché ogni volta, in ogni nuovo caso, scopro il valore delle esperienze vissute; cerco di comprendere il dolore e l’angoscia di chi si affida a me con il suo bagaglio, pesante da portare sulle spalle ma ricco e inesplorato perché troppo spesso sottovalutato.

In ogni seduta con un paziente colpito dalla depressione porto con me le parole del pediatra e psicoanalista Donald Winnicot: “Una persona può uscire da una depressione, più forte, più saggia e più stabile di prima che la depressione entrasse in scena” e anch’io, come il mio paziente, mi sento più forte, forse più “saggia” grazie al percorso condiviso con lui.

Al termine di questo umile scritto, riporto un caso tratto dalla mia casistica di pazienti con diagnosi di depressione.

Anche in questo caso, dopo accordi con il paziente, ho cambiato alcuni dati e riferimenti per rendere irriconoscibile il soggetto.

Tengo a dire che il paziente, ancora in cura , ha espresso tutta la sua emozione quando gli ho proposto di scrivere su di lui dicendo di riprovare, dopo molto tempo, la piacevole sensazione di essere utile a qualcuno.

Uno spazio per comprendere

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